
Sguardi
(…) io scompongo, ingrandisco e, per così dire, rallento, per avere finalmente il tempo di sapere. La fotografia giustifica tale desiderio, anche se poi non lo soddisfa: io posso avere la folle speranza di scoprire la verità, (…) perché vivo nell’ illusione che per accedere a ciò che sta dietro basta pulire la superficie dell’ immagine (…).
Succede che io possa conoscere meglio una fotografia di cui ho memoria che non una foto che sto vedendo, quasi che la visione diretta orientasse il linguaggio su una falsa pista (…).
In fondo – o al limite – per vedere bene una fotografia, é meglio alzare la testa o chiudere gli occhi. “La condizione preliminare per l’ immagine é la vista“, diceva Janouch a Kafka. E Kafka sorrideva e rispondeva: “Si fotografano delle cose per allontanarle dalla propria mente. Le mie storie son un modo di chiudere gli occhi“.
La fotografia dev’ essere silenziosa: non é una questione di “discrezione”, ma di musica. (…) La foto mi colpisce se io la tolgo dal suo solito “bla-bla: (…) non dire niente, chiudere gli occhi, lasciare che il particolare risalga da solo alla coscienza affettiva.
“La camera chiara – Nota sulla fotografia”,
Roland Barthes